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Circolo Legambiente Montalbano

 

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CIRCOLO LEGAMBIENTE

 

MONTALBANO

Comunicato stampa 07 Maggio 2017                                                                                                                                                  ENI IN VAL D'AGRI: BONIFICARE, RISARCIRE, DISMETTERE.  FERMARE IL DISASTRO AMBIENTALE PER CAMBIARE  DEFINITIVAMENTE ROTTA.                                                                                                                                                                     Il 18 maggio a Viggiano convegno nazionale sulla legge 68/2015 sugli ecoreati.

Con la legge sugli ecoreati, le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria possono contare su delitti specifici  da contestare quali inquinamento, disastro ambientale, impedimento del controllo e omessa bonifica. Le pene sono molto importanti: si va dalla reclusione da 2 a 6 anni per il delitto di inquinamento a quella da 5 a 15 anni per chi commette un disastro ambientale con tempi di prescrizione raddoppiati, una lunga serie di aggravanti, la confisca dei beni (anche per equivalente) degli inquinatori, come già previsto per i mafiosi, e sanzioni severe come la responsabilità giuridica delle imprese. In base a quanto emerso dalle anticipazioni della stampa in Val d’Agri sarebbe in corso un disastro ambientale inaccettabile. Tutto questo è stato fatto per risparmiare sui costi di gestione o per mera disattenzione? Si parla di una fuoriuscita di 400 tonnellate di greggio sversato nell’ambiente causata da una sconcertante incapacità gestionale dell’attività estrattiva in Val d'Agri da parte della compagnia petrolifera nazionale. È quello che emerge oggi in base a quanto dice la stessa Eni, con inconcepibile ritardo visto che lo sversamento sarebbe cominciato addirittura ad agosto 2016 e venuto alla luce in modalità quantomeno poco ortodossa, cioè denunciato da personale del Consorzio ASI. La legge sugli ecoreati, 122/2015, con importanti specifiche aggiuntive all'art. 452 c.p., è uno strumento importante in tal senso e Legambiente, con il suo Direttore nazionale Stefano Ciafani, ne parlerà in un convegno nazionale a Viggiano il prossimo 18 maggio con cittadini, associazioni e amministratori locali e regionali. L'incapacità conclamata nella gestione del Cova, da parte di Eni, impone un cambio di rotta radicale, richiamando la compagnia alle sue responsabilità: riparare ai disastri compiuti provvedendo alle bonifiche, ma anche risarcendo Comuni e territori dei danni economici, produttivi e di immagine conseguenti ad un certo “modello” di gestione industriale. Non solo la probabilità di incidente rilevante è più elevata di quanto immaginabile, ma anche la capacità di intervento tempestivo risulta molto aleatoria. ENI, Regione ad Arpab si assumano le loro responsabilità. Non essendo abituati ad ammissioni gratuite, il sospetto che l'entità dello sversamento sia maggiore è molto forte. La strada da praticare subito è chiara: si deve mettere immediatamente in sicurezza le falde e il sottosuolo e bonificare, come priorità imprescindibile, e avviare il percorso di dismissione dell'attività estrattiva e la conversione produttiva verso esperienze innovative, di qualità e coerenti con le vocazioni del territorio lucano che garantiscano non solo i posti di lavoro attuali ma un rilancio economico e occupazionale dell’area. Si tratta di un’emergenza straordinaria che ha bisogno di strumenti forti ed efficaci per cambiare rotta in una valle che da decenni subisce la dittatura del petrolio. Per questo invochiamo l’applicazione della legge 68 del 2015 sugli ecoreati che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale.

Comunicato                                                                                           Ridiamo valore alle Appiett’ della Riserva dei Calanchi di Montalbano

Le vie di comunicazione, tradizionalmente utilizzate dai contadini montalbanesi per raggiungere i terreni coltivati siti lungo la valle dell’Agri, venivano e vengono chiamate “Appiett”. Sentieri irti e tortuosi che aprivano e chiudevano le lunghe giornate di lavoro nei campi, lavoro che ha permesso ai cittadini montalbanesi di perseguire il progresso civico della loro comunità e di garantire nuove opportunità alle giovani generazioni. Non tutte le Appiett sono uguali. Diversi erano i sentieri perché diverse erano le destinazioni.  Al termine “Appiett” veniva affiancato in genere il luogo di destinazione del sentiero, motivo per cui abbiamo “Appiett’uMulin”, “Appiett’uCastiedd” o “Appiett’uPantan”. Alcune di loro venivano utilizzate principalmente per gli spostamenti del bestiame come nel caso di Appiett’uCastiedd. Altre, avevano un importanza tale, in termini di pubblica utilità, da indurre gli amministratori dell’epoca ad illuminare questi sentieri rendendoli fruibili in sicurezza anche con la poca luce dell’alba e del tramonto. Non solo. Questi sentieri furono “ciotolati” al fine di ridurre il loro deterioramento, impedirne la chiusura da parte della vegetazione e consentirne la fruibilità anche dopo le piogge. La manutenzione dei sentieri era affidata ad un custode comunale con il compito di controllare ed intervenire sui piccoli ed inevitabili cedimenti del tracciato dovuti all’usura quotidiana. Parliamo del sentiero “Appiett’uMulin” che nella parte terminale, verso valle, si divide in due sentieri distinti. Il primo conduceva al mulino (ormai un rudere all’interno di un terreno di proprietà) ed il secondo al Pantano (zona agricola lungo la valle del fiume Agri). Con l’avvento della motorizzazione questi sentieri sono stati progressivamente abbandonati dagli agricoltori in favore di un più comodo e meno fatico spostamento in auto. Intorno agli anni 2000 c’è stato un recupero di questi sentieri, ricchi di storia e di fossili marini, testimonianza diretta di un antica lingua di mare estinto che insisteva,dal mar Jonio fino all’Adriatico,lungo la cosiddetta Fossa Bradanica. L’importanza delle sedimentazioni presenti a Montalbano J. è stata posta in risalto dagli studi condotti dall’università di geologia di Bari. Attualmente tutte queste aree ricadono all’interno dei confini della Riserva Regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico, istituita nel 2011 con la legge regionale numero 3, al fine di preservare le notevoli valenze geologiche, paesaggistiche e culturali di questo territorio.

Tra gli interventi prioritari per la buona conservazione e valorizzazione dell’area è prevista la bonifica della riserva da quelli che vengono definiti “detrattori ambientali”, generalmente depositi abusivi di rifiuti che deturpano la bellezza dei paesaggi calanchivi e la qualità dell’ambiente. Oltre alle discariche segnalate da tempo e su cui si tarda ad agire, nel corso dell’ attività di monitoraggio svolta in questi anni dai volontari del circolo Legambiente di Montalbano sono state rinvenute, proprio a bordo del sentiero “Appiett’uPantan”, le carcasse di due autovetture, ormai parzialmente sepolte dal fango. Oltre alla scelleratezza del gesto ci preme sottolineare che queste due autovetture fanno da contorno indecoroso allo spettacolare paesaggio calanchivo che accoglie sempre più numerosi visitatori, incuriositi dalla rara esperienza di un museo a cielo aperto, delle passeggiate “lunari” e dalla possibilità di attraversare un antico fondale marino risalente a milioni di anni fa.

Al fine di ripristinare la naturalità del sentiero “Appiett’uPantan”, Legambiente e Protezione Civile Montalbano organizzano una giornata dedicata alla rimozione e allo smaltimento di questi “reperti fossili” di inciviltà umana, nell'ottica di promuovere e valorizzare uno dei sentieri storici dei montalbanesi.

 

Sabato 1 Aprile i volontari si ritroveranno alle ore 10:00 nei pressi del campo sportivo comunale per dirigersi sul luogo del ritrovamento, per poi procedere con le operazioni di rimozione delle due carcasse di autovetture e di avvio a smaltimento. La giornata darà modo ai volontari della Protezione civile di esercitarsi in questa tipologia di intervento e sarà occasione per Legambiente di rimarcare il proprio impegno nella tutela del territorio non solo in termini di vigilanza ed operatività ma anche come portatore di interessi della comunità montalbanese che chiede maggiore attenzione della politica Regionale e Provinciale sulla “neonata” Riserva dei Calanchi che necessità di interventi di bonifica dei luoghi nonché di manutenzione e tutela dei manufatti storici in quanto patrimonio culturale della nostra comunità.

16 Marzo 2017 COMUNICATO STAMPA                                                                                                                                                 AVVIATO IL MONITORAGGIO DEL PERTUSILLO DI ENEA                                                                                                             LEGAMBIENTE: C’è bisogno di una nuova politica di sviluppo per la Val d’Agri

È partita la campagna di monitoraggio delle acque della Val d’Agri promossa da Enea alla quale Legambiente ha offerto la propria collaborazione assieme alla Protezione civile ‘Gruppo lucano’. I prelievi sul lago del Pertusillo rientrano nelle attività di monitoraggio del fiume Agri, nell'ambito del progetto SMART Basilicata (Bando ‘Smart Cities and Communities and Social Innovation’ finanziato dal MIUR). Dai primi dati pare che sia confermata la presenza di alghe infestanti, la cui causa sarà più chiara dalle ulteriori analisi in corso. Riteniamo importante tuttavia promuovere contemporaneamente alle attività di monitoraggio, anche azioni per la tutela e valorizzazione del patrimonio idrico dell’area magari con iniziative mirate - come i contratti di fiume.

Purtroppo però il lago del Pertusillo torna alla ribalta, simbolo strumentale del dilemma ambiente-lavoro, ma soprattutto sintesi di una pessima gestione del territorio.  Smaltimento illecito di rifiuti, mancata collettazione di utenze, falle del sistema di depurazione, civile ed industriale - non irrilevante considerando la presenza del Cova- e, soprattutto, un’imperdonabile sottovalutazione del potenziale attuale e futuro della risorsa idrica per lo sviluppo della Val d’Agri e dell’intera Regione Basilicata.

La sfida è convincere i nostri ‘decisori’ che non vi può essere sviluppo senza qualità ambientale, elemento cruciale per trasformare in positivo il rapporto tra economia e ambiente. Proteggere le aree ricche di biodiversità e gli ecosistemi particolarmente fragili, fare dell’ambiente naturale, dell’identità culturale e del paesaggio i tratti caratteristici del nostro territorio, puntando con decisione sull’innovazione e la conoscenza: mettere a valore il patrimonio naturale ed in primo luogo quello idrico.

La Val d’Agri, oltre ai fiumi Agri, Sciaura e Maglia, che originano il lago del Pertusillo, ha circa 200 sorgenti sul proprio territorio: questa è la vera ricchezza del territorio, con implicazioni virtuose dal punto di vista turistico, agricolo ed energetico; non riuscire a cogliere la straordinaria potenzialità di questo patrimonio, è il limite più grave dei nostri amministratori. La diffusione delle fonti energetiche rinnovabili, verso un modello di ‘democrazia’ energetica e di salvaguardia del paesaggio, insieme allo sviluppo di attività imprenditoriali green, coerenti e sostenibili, devono diventare le priorità di ogni programmato intervento sul territorio della Val d’Agri.

Priorità che non possono non coinvolgere anche ENI e l’attività del COVA: o si adeguano ai rinnovati parametri di qualità territoriale, provando a dare un senso a termini come “Migliori Tecnologie  Disponibili” e compensazione ambientale (espressamente previsti fin dall’accordo di programma del ‘98) o l’incompatibilità oggettiva con la Val d’Agri dovrà necessariamente evolversi verso la dismissione dell’attività.

Presidiare per prevenire e, dove necessario, bonificare sono dunque le precondizioni di qualsiasi azione di sviluppo locale efficace e sostenibile. Queste le argomentazioni al centro di una due giorni, che Legambiente terrà in Val d’Agri il 12 e 13 Aprile, improntata alla promozione di modelli energetici sostenibili e alla presentazione della legge sugli Ecoreati, in particolare sul tema delle mancate bonifiche. Un contributo alle Amministrazioni ed al territorio in termini di strumenti di conoscenza e di possibili soluzioni. Non è più tempo di tentennamenti, ma piuttosto di scegliere con decisione e consapevolezza il futuro della Basilicata e della Val d’Agri, oltre il petrolio, nella modernità di una ruralità contemporanea.

 

 

 

Comunicato stampa 12/01/2017: continua la strage di specie di uccelli protetti

Si avvia a conclusione la stagione venatoria 2016/17 e, nostro mal grado, ci troviamo a dover segnalare nuovamente abusi dei cacciatori e mancanza di controlli sul territorio da parte degli organi competenti. Continuano ad arrivare presso la nostra associazione segnalazioni da parte di cittadini che lamentano attività venatoria all’interno della Riserva Regionale dei Calanchi di Montalbano, evidente sia per la presenza dei cacciatori che per gli spari che si odono e le cartucce che si trovano per terra.
Quest’ anno abbiamo anche ricevuto, da un cacciatore campano, una richiesta di chiarimenti in merito alla perimetrazione dell’area che, passati ormai 6 anni dall’istituzione della Riserva con legge Regionale 3/2011, è visibile solo sui documenti.
Le competenze in merito all’attività di controllo e vigilanza della piena attuazione del calendario venatorio regionale, si ricorda, sono in capo alle province di Matera e Potenza, per quanto territorialmente di competenza. Poiché la situazione riscontrata nella Riserva regionale dei Calanchi è purtroppo comune alle altre aree protette ed all’intero territorio agricolo e boschivo regionale, denunciamo la necessità di intensificare i controlli, sia in aree protette che in zone di caccia libera, in modo da porre freno al fenomeno della caccia abusiva e ripristinare la legalità.
Ricordiamo inoltre che, come disposto dall’art. 14 del calendario venatorio regionale, è vietato cacciare su terreni coperti in tutto o in parte da neve come anche su specchi e corsi d’acqua ghiacciati o su terreni allagati. Questo a tutela di specie selvatiche più esposte ai rigori invernali, come numerosi uccelli stanziali e di passo.
Sollecitiamo l’autorità regionale competente (Ufficio Parchi, Biodiversita' e Tutela della Natura) ad intervenire per il rispetto delle leggi ed a non prolungare oltre il calendario venatorio;
invitiamo i cittadini a vigilare e rivolgere le proprie segnalazioni con tempestività agli organi competenti in materia di vigilanza ovvero le sopracitate Province oppure il Corpo Forestale dello Stato.

 

Circolo Legambiente Montalbano

 

Il Presidente

 

Maurizio Rosito

 

 

 CAMPAGNA TESSERAMENTO 2017!

 

Diventa anche tu un cittadino attivo nella difesa dell'ambiente, nella salvaguardia del territorio e nella protezione dei beni culturali. Aiutaci ad organizzare campagne di sensibilizzazione sulla questione rifiuti, realizzare eventi per la cittadinanza e valorizzare la Riserva Regionale dei Calanchi.

La tessera 2017 è dedicata al lavolo dei volontari di Pisticci che con i loro "Imbianchini di bellezza" ci accompagneranno per il 2017. Complimenti!

 

Sostieni le nostre attività

Scopri come fare nella sezione "Il Circolo" sotto menù "Tesseramento".

Rinnovato il Direttivo del Circolo Legambiente di Montalbano

Nei giorni scorsi l’assemblea del Circolo Legambiente di Montalbano che, tra i Circoli lucani, è secondo per numero di soci solo a quello di Potenza, ha rinnovato le cariche associative e nominato il nuovo Direttivo che guiderà l’associazione montalbanese per i prossimi 4 anni.
Nel segno della continuità, ma con maggiore spazio ai giovani che in questi anni si sono impegnati proficuamente nell’associazione, i soci hanno eletto nel Direttivo: Arturo Caponero, Mariantonietta Ciancia, Mario D’Alcantara, Nunzia Giannuzzi, Maurizio Mastronardi, Maurizio Rosito, Mario Stigliano.
Come da statuto, nella prima riunione il nuovo Direttivo ha assegnato le cariche tra i componenti.

E’ stato nominato presidente Maurizio Rosito, 32 anni, laureato in Economia, specializzatosi come tecnico di politiche territoriali ed urbane, che dopo un periodo di servizio civile con Legambiente ha maturato esperienza pluriennale nel settore dell’educazione ambientale, è attualmente responsabile del Centro di educazione ambientale “I Calanchi”, è guida escursionistica, lavora presso l’Oasi WWF “Bosco Pantano” di Policoro, è nella Segreteria regionale di Legambiente e, per conto dell’associazione, segretario nel Comitato dell’ATC A di Matera.

Vicepresidente Arturo Caponero, già presidente del Circolo dalla sua fondazione, anch’esso componente della Segreteria regionale di Legambiente. Mario Stigliano è stato riconfermato tesoriere mentre Mariantonietta Ciancia, per la prima volta nel Direttivo come pure Mario D’Alcantara, è stata nominata segretaria.

Il Circolo, fondato nel 2001, ha da subito aderito per statuto a Legambiente Nazionale, condividendone obiettivi e azioni. Dalla sua nascita il Circolo è impegnato nella sensibilizzazione locale per la promozione di una cultura ambientale, secondo il motto di Legambiente “pensare globalmente, agire localmente”.

Oltre che per campagne sensibilizzazione ambientale, il Circolo in questi anni ha lavorato attivamente per la presa di coscienza dei danni ambientali delle attività estrattive in Basilicata, per la corretta gestione della raccolta differenziata e per la salvaguardia e la valorizzazione di due rilevanti siti naturalistici: il Bosco di Andriace e il Geosito dei Calanchi, quest’ultimo diventato Riserva regionale dal 2011.

Il Circolo, inoltre, gestisce da diversi anni in collaborazione con il Comune, un Centro di educazione ambientale (CEA) nel Centro storico, in cui impegna annualmente tre unità del servizio civile volontario.

Al nuovo Direttivo ed al neo Presidente l’augurio di buon lavoro da parte di tutti i soci del Circolo.


Comunicato stampa - Montalbano Jonico 18/07/2016

 

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