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Circolo Legambiente Montalbano

 

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cea calanchi montalbano basilicata

Geomorfologia

L’abitato di Montalbano è situato sopra un terrazzo marino che testimonia il ritiro del mare verso l’attuale linea di costa. Infatti salendo da Appiett’ u mulin (stupenda ed antica mulattiera che collega i Giardini con la Terra Vecchia), si può notare un passaggio litologico dal basso verso l’alto di argilla-arenarie-conglomerati. Questo  indica  un passaggio da un ambiente marino profondo fino ad uno poco profondo di spiaggia. L’intero abitato si sviluppa su una superficie debolmente inclinata verso mare, a conferma della fase di ritiro delle acque verso l’attuale costa.L’intera area è formata dai Calanchi che rappresentano il prodotto del processo di “modellamento dei versanti” dove l’azione degli agenti esogeni agisce e quindi “modella” l’argilla. E’ sicuramente un paesaggio aspro e suggestivo, costituito da profonde incisioni e pareti dal profilo sub-verticale. In seno alle masse argillose sono talora insediati cunicoli sotterranei ed inghiottitoi costituenti tipici fenomeni di erosione ipogea, forme “pseudocarsiche” createsi inseguito all’erosione delle acque di infiltrazione nelle fessure di disseccamento. Nei Calanchi è possibile osservare tutti gli stadi dell’evoluzione morfogenetica tipica delle argille, che conferiscono al paesaggio pregi naturalistici non comuni.Si hanno infatti sistemi di calanchi con creste sottili denominate a “Lama di coltello” che rappresentano uno stadio iniziale di erosione, e altre rotondeggiante chiamate “Biancane” o a “Dorso di elefante” che testimoniano forme erosive più mature. La disposizione dei calanchi dà vita a forme spettacolari: a spina di pesce, a raggiera o a pettine. Purtroppo l’area calanchiva è sede di movimenti di masse (frane) che minacciano la stabilità del centro storico di Montalbano. Sono per lo più rappresentate da frane di scivolamento, soprattutto localizzate nei contatti fra argilla e depositi terrazzati. Infatti una volta bagnata l’argilla funge da “cuscinetto di scorrimento” per gli strati soprastanti. 

(Con  il  contributo  del  Gruppo  di  Ricerca  del  Prof.  N. Ciaranfi, Dipartimento  di  Scienze  della  Terra  e  Geoambientali,  Università  degli  studi  di  Bari  Aldo Moro)